LA GIORNATA DELL’ACQUA PER UNA SVOLTA CULTURALE

La Giornata mondiale dell’acqua cade quest’anno in un clima di crisi economica endemica, conflittualità diffusa e confusione internazionale tali da rischiare di perdere nuovamente una valida occasione per riportare il tema delle risorse idriche al centro dell’attenzione. In questo scorcio di inizio millennio, infatti, sembra venuta meno la capacità di ragionare per priorità e di stabilire quindi nessi logici ed azioni conseguenti fra ciò che si predica e quanto si pratica.

Nel caso specifico, gli allarmi non mancano: da ormai un decennio si reiterano le informazioni sulla scarsità dell’acqua, sul suo inquinamento e sulle conseguenze generate dagli abusi di cui è sistematicamente vittima, eppure non si riesce ancora ad imprimere la necessaria inversione di tendenza al rapporto, a tratti pericolosamente patologico, fra il genere umano e la risorsa più preziosa che abbiamo sul nostro pianeta. Il rischio è che anche quest’anno, a partire dal giorno successivo alla giornata che la celebra, tutto rientri nell’alveo dell’inerzia. È bene quindi interrogarci sulle responsabilità oggettive di questo pericoloso stato di cose. La politica internazionale, quella delle grandi istituzioni sovranazionali (in primis l’ONU) ha fatto sicuramente la sua parte destinando crescenti risorse allo studio di soluzioni possibili e alla loro divulgazione; gli Stati nazionali sono chiaramente divisi fra quelli che da tempo fronteggiano le diverse emergenze idriche, quelli che nicchiano e quelli che fanno finta di niente; le realtà accademiche, scientifiche e di volontariato si muovono in ordine sparso e condividono solo una parte dei progressi effettuati.
Insomma, la situazione pare soffrire di una sorta di schizofrenia per effetto della quale, anche quando ci si attiva per trovare soluzioni alle emergenze idriche planetarie, non si riesce ad essere efficaci per una sostanziale mancanza di coordinamento.

In parte questo è giustificato dal fatto che i problemi riconducibili all’acqua sono sì di natura globale, ma spesso necessitano di soluzioni locali. Ma questo ritardo è riconducibile purtroppo ancora ad un conflitto di natura ideologica fra coloro che sono convinti della congiunturalità del problema, e quelli che invece si rendono conto della sua urgenza. In altre parole uno degli ultimi frutti avvelenati dell’eredità del secolo scorso, nel corso del quale si è radicata la profonda convinzione dell’inesauribilità di molte risorse naturali, in primis appunto l’acqua. Una posizione scellerata questa, come ampiamente dimostrato da ogni approccio scientifico al tema, ma che ispira ancora l’azione di molti decision maker pressoché a tutte le latitudini. Questo è il sintomo della mancanza di una cultura dell’acqua condivisa. Vale la pena quindi adoperarsi per superare questo stato di cose, stimolando dal basso la diffusione di processi cognitivi e di informazione
funzionali al radicamento dell’idea stessa di acqua come valore della vita. E allora diviene necessario, ed anche molto interessante, ricordare le tante «magie dell’acqua», capace non solo, come ben noto, di passare rapidamente dallo stato solido, a quello gassoso, a quello liquido, ma anche le diverse applicazioni che nel corso della storia hanno generato notevoli benefici. Dall’idroterapia, alle acque magnetiche, alle acque vibrazionali, alle acque di luce, all’acqua detox, fino alla memoria dell’acqua la storia ci insegna che l’uomo ha sempre avuto benefici straordinari da questa sostanza, ma sempre e solo quando ha saputo riconoscerne il suo valore simbolico e vitale, rispettandola nell’alveo dell’insegnamento pressoché trasversale che tutte le grandi civiltà hanno tramandato ai posteri. Insomma, oltre al tradizionale appello sulle emergenze idriche del pianeta, vale forse la pena insistere quest’anno nella riscoperta delle caratteristiche straordinarie della più ordinaria fra le sostanze per favorire il radicamento di una nuova cultura dell’acqua, perché, come diceva Franks, «di tutti i liquidi a noi noti, l’acqua è probabilmente il più studiato e il meno compreso».