RIPENSARE L’ISTRUZIONE: EUROPA 2020

Ovunque si avverte il senso di incompletezza che molti corsi di formazione, anche post universitari, lasciano come eredità agli studenti, che sono costretti a confrontarsi con un evidente distacco fra il sapere teorico convenzionale e l’effettiva capacità di interpretazione e di interazione con la realtà.
Gli stessi percorsi formativi sono soggetti a un forte cambiamento, non solo per effetto della consueta obsolescenza del sapere che rende necessari aggiornamenti continui, ma anche per la consapevolezza acquisita che molte discipline (e non solo quelle delle cosiddette “scienze esatte”) sono state troppo a lungo tributarie di un approccio “meccanicistico” che ha verticalizzato la struttura stessa del sapere, confinandolo in una sorta di isolamento concettuale e privandolo della necessaria interazione con le altre forme di sapere.
E questo riguarda in modo particolare la “questione ambientale”, nelle sue diverse istanze, proprio in virtù del fatto che per affrontarle in maniera compiuta ed efficace è necessario un approccio interdisciplinare e olistico.
Chiunque oggi a vario titolo desideri comprendere appieno le dimensioni del cambiamento radicale, che le nostre società stanno vivendo, non può sottarsi al confronto con un approccio formativo differente rispetto al passato.
Ciò vale soprattutto per coloro che in ambito economico, per ragioni legate alla ricerca applicata, o alla propria professionalità, sia essa nel settore pubblico o privato, desiderano approfondire le diverse forme di sapere,  poiché queste si intrecciano con la dimensione economica ibridandola fortemente e influenzandone in maniera sensibile le dinamiche, sia su scala locale che su scala globale.